GITE / VIAGGI
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LE
VILLE DELLA RIVIERA DEL BRENTA
UN VIAGGIO TRA I GIOIELLI ARCHITETTONICI DELLE TERRE VENETE
La nascita e lo sviluppo della cultura delle ville venete e del fenomeno della “villeggiatura” tra il ‘400 e il ‘700 si devono, oltre alla dolcezza ed alla bellezza del paesaggio tra i colli e lungo il fiume brenta, anche a piu’ d’una causa di ordine politico ed economico.
Il 17 aprile 1345 il maggior consiglio della Repubblica di Venezia abrogava la legge che, per incentivare le attivita’ ed i traffici marittimi, vietava ai cittadini della Serenissima di comprare terreni in terraferma; a cio’ si aggiunsero, alla fine del XV secolo, la scoperta dell’America e il doppiaggio del Capo di Buona Speranza, che diedero un duro colpo al commercio marittimo di Venezia. e’ chiaro quindi come parte degli interessi dei nobili veneti si spostarono nell’entroterra e la citta’ comincio’ a cercare un alternativo impiego dei capitali – e di quelle ricchezze che finora erano state principalmente alimentate dai commerci con l’Oriente – negli investimenti fondiari.
Vennero dunque costruite, a partire dal ‘400 fino alla caduta della Repubblica di Venezia, alla fine del ‘700, moltissime residenze di campagna in tutto il territorio veneto, nate come centro di amministrazione e controllo dei possedimenti e delle attivita’ produttive e divenute poi sempre piu’ case di vacanza, sedi di grandi feste e banchetti.
La riviera del Brenta, via d’acqua che collega Padova a Venezia, fu, ed è tuttora, costellata da meravigliose ville, e si trasformò a tal punto da venire considerata la continuazione ideale del Canal Grande. Le residenze erano raggiungibili comodamente in barca da Venezia; i burchielli, piccoli battelli adatti alla navigazione del Brenta, erano spinti a remi da S.Marco attraverso la laguna fino a Fusina, e da qui venivano trainati da cavalli lungo tutta la riviera, fino a Padova.
Per visitare le splendide architetture di questo itinerario d’arte e natura è possibile ancor oggi prendere i suggestivi battelli che seguono l’antico percorso dei burchielli, superando nove ponti girevoli e cinque chiuse, oppure, via terra, seguire la parte terminale della lunga Strada Statale numero 11 che, da Padova a Venezia, costeggia per buona parte il Brenta.
La prima grande villa che si incontra è anche la più imponente tra le ville della Riviera: Villa Pisani a Stra, sontuosissimo palazzo eretto nella prima metà del ‘700 dalla potente famiglia veneziana dei Pisani, che diede alla città un doge, Alvise, eletto nel 1735.
Con le sue 168 stanze Villa Pisani è senz’altro una delle ville venete più grandi, un vero e proprio palazzo il cui fronte principale, prospiciente il fiume, è costituito da cinque elementi: un corpo centrale, due ali laterali e due edifici terminali a comporre una facciata neoclassica rigorosamente scompartita. Il corpo centrale è percorso da una lunga balconata dalla quale si innalzano otto semicolonne corinzie reggenti una trabeazione decorata e sormontata da un timpano con stemma; le ali laterali terminano con un attico in cima al quale si possono ammirare vasi e trofei d’armi, mentre i due corpi terminali si chiudono in alto con un frontone recante delle statue. Il fronte verso il giardino è simile all’esterno, ma più semplice. All’interno la villa racchiude dei veri e propri gioielli della pittura del ‘700 come l’affresco del Tiepolo che decora il soffitto del grandioso salone da ballo, fulcro di tutto l’edificio, rappresentante la “gloria della famiglia Pisani”, la stanza di Bacco di Jacopo Guarana, oltre ad opere di altri importanti nomi della pittura settecentesca, quali Rosalba Carriera e Francesco Simonini.
Alla villa appartiene un vastissimo parco che si estende in una golena del Brenta per circa 10 ettari, delineato da un muro di cinta con finestre e portali, all’interno del quale è ancora possibile vedere uno scenografico labirinto, memoria dello storico giardino all’italiana.
Poco dopo Villa Pisani si incontra, sempre a Stra, Villa Foscarini Rossi, una costruzione dell’inizio del XVII secolo, il cui architetto fu senz’altro influenzato dall’opera di Palladio, Scamozzi e Longhena, come testimonia il pronao a quattro colonne di ordine ionico, che si alza su di un alto piano terra decorato a bugnato.
Proseguendo verso il capoluogo veneto raggiungiamo la località di Mira Porte, dove si trovano, uno di fronte all’altro sulle due rive opposte del fiume, altri due importanti e bellissimi edifici: la Villa Widmann Foscari e la Barchessa Valmarana.
Il complesso Valmarana è costituito da due imponenti barchesse; nei primi del ‘900 fu infatti demolita la villa ed ora rimane una barchessa – un tempo utilizzata per accogliere gli ospiti “forestieri” della famiglia e chiamata dunque anche foresteria – affrescata e restaurata, mentre l’altra è in condizioni precarie. La facciata settentrionale, che si affaccia sul fiume, è di forte impatto grazie all’imponente porticato sorretto da colonne tuscaniche, mentre il lato meridionale, non dovendo assolvere ad alcuna funzione monumentale o di rappresentanza, è molto più semplice e schematico, con ampie finestrature atte a dar luce ai saloni interni.
All’interno vi sono pregevoli affreschi, per i quali sono stati fatti i nomi di Tiepolo, Angeli e, ultimamente, Michelangelo Schiamone, detto Chiozzotta, allievo di Tiepolo.
All’esterno la villa è circondata da un ampio parco ed un bel giardino all’italiana.
Villa Widmann Foscari fu costruita all’inizio del ‘700 per volontà dei Serimann, famiglia di origine persiana trasferitasi a Venezia, ed acquistata verso la metà dello stesso secolo dai Widmann, che la rimodernarono secondo i canoni del rococò francese, adattando il corpo centrale ad accogliente palazzotto per banchetti e feste di rappresentanza. L’ampio salone principale è impreziosito da affreschi di cui non è certo l’autore.
Verso la fine del nostro tragitto incontriamo Villa Foscari, detta la Malcontenta, famosissima opera di Andrea Palladio, costruita nel 1558, e tipico esempio di villa-tempio, ovvero costruzione che richiama le forme del tempio antico, in questo caso con un importante pronao esastilo di ordine ionico che sporge dalla facciata principale e si specchia con tutta la sua imponenza nelle acque del Brenta. L’edificio è scenograficamente posizionato in un’ansa del canale che quasi costringe chi arrivi via acqua a compiere un giro intorno al maestoso volume a tre piani della villa, reso ancor più imponente dall’alto basamento che aveva anche la funzione pratica di proteggerlo da eventuali inondazioni.
La villa palladiana è luogo di soggiorno che risponde ai canoni cinquecenteschi del recupero dell’architettura classica senza però mai dimenticare le esigenze funzionali proprie dell’attività agricola, e dichiara dunque le sue complesse funzioni in una struttura tipica, col corpo centrale – la residenza – collegato variamente alle appendici laterali, meno “nobili”, quali portici, arcate o depositi adibiti ad uso prettamente agricolo.
Il fulcro interno della Malcontenta è il grande salone a crociera del piano nobile, attorno al quale ruotano e si dispongono tutti gli altri locali dando origine ad un impianto planimetrico rigorosamente centrale e simmetrico, basato su teorie proporzionali ben definite e su rapporti spaziali armonici che erano alla base della concezione architettonica palladiana.
Grandioso è il ciclo di affreschi che decora il piano nobile, perlopiù ispirati ai temi delle “Metamorfosi” di Ovidio.
Si giunge infine allo splendore della laguna di Venezia, spettacolare conclusione di un altrettanto scenografico viaggio tra le reali architetture e le immaginarie evocazioni dei fasti dell’aristocrazia veneta dei secoli passati.
Siti da consultare per eventi, orari e visite:
Apt di Venezia tel. 041/5298711
Istituto Ville Venete tel. 041/5235606
Rezzonico Foscari tel. 041/424973