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Piemonte: Valle Stura

 

 

Sci di fondo lungo la Valle Stura, dove è di casa la campionessa olimpionica della specialità: Stefania Belmondo. Un vanto in più per quest'angolo delle Alpi occitane, dove gli ospiti in camper sono benvenuti.

 

 

Nove febbraio 2002. Il sole è tramontato, ma la luce del crepuscolo illumina ancora la lunga piana tra Vinadio e Demonte. La pista di fondo è deserta: si scia in totale solitudine, tra prati e grandi castagni, mentre in lontananza appare qualche silenziosa borgata.
Dopo qualche dosso ecco Aisone, sul pendio esposto a meridione. Gli anelli ai piedi del paese, in genere frequentati anche a quest'ora, sono insolitamente deserti. Tolti gli sci, ci avviciniamo all'edificio che ospita il Centro Fondo: dall'interno scoppia un boato da stadio. L'avevamo dimenticato: alle 17 ora italiana iniziava a Salt Lake la 15 chilometri di fondo a tecnica libera. Nella sala del ristorante è stato installato un videoproiettore per seguire in diretta la gara: Stefania Belmondo, dopo un'incredibile rimonta, è appena passata in testa e si avvia a trionfare, portando il primo oro olimpico all'Italia e alla sua valle.
Due settimane più tardi, ancora in Valle Stura: la domenica sera, nella pensione di Pontebernardo, turisti e gestori sono davanti alla tv per seguire in diretta l'ennesimo exploit della Belmondo. Qui abitano i genitori di Stefania, e quasi tutti gli abitanti sono imparentati con la campionessa. Le bandiere con i cinque cerchi olimpici sventolano persino sul campanile, mentre fervono i preparativi per accoglierla trionfalmente. Striscioni e manifesti inneggiano all'eroina locale: appesi ai balconi, esposti nei negozi, stesi sopra la statale. "Le avversarie ti temono, il mondo ti ammira, la Valle Stura ti ama" si legge a Dronero. Vicino a Pontebernardo lo striscione in occitano "Dai pè de les baricados a la simo dou mounde" ricorda le sue origini in questo paesino posto ai piedi della possente parete di roccia detta Le Barricate. A Pietraporzio, il Centro Fondo Lo Scricciolo lancia l'invito "Sciate in Valle Stura, sulle nevi di Stefania Belmondo".
Un invito che davvero è il caso di raccogliere, poiché la valle conta un gran numero di belle piste, ognuna con caratteristiche diverse: i lunghi anelli che si snodano nel vasto fondovalle tra Festiona e Vinadio, gli impegnativi tracciati di Pietraporzio, la bella salita da Bagni di Vinadio verso San Bernolfo, diversi itinerari fuoripista. E per chi vuole neve anche all'inizio e alla fine della stagione, fino a primavera inoltrata, ecco il vallone di Lauzanier, appena al di là del colle della Maddalena. La presenza di piste oltre il confine permette di "aggirare" i capricci della meteorologia: quando la neve manca sul nostro versante, non è raro trovare fondisti italiani a Larche, mentre in altri periodi sono i francesi, a corto di neve, che varcano il colle per scendere in Valle Stura.
E se l'annata è favorevole, si può programmare una settimana di sci itinerante, scoprendo ogni giorno una località differente: il camper si rivelerà utilissimo, in una valle amica dell'abitar viaggiando. In molte località vi sono punti sosta, e sul camper si potranno stivare gli ottimi prodotti locali e gli attrezzi per la neve: ovviamente sci da fondo, ma anche racchette (o sci da escursionismo) per gite in neve fresca, e sci da discesa da utilizzare sui risorti impianti di Argentera.

Festiona e Demonte
Festiona è soltanto una frazione di Demonte, ma da anni è notissima tra i fondisti. Il centro si trova infatti ad appena 20 chilometri da Cuneo, e molti cuneesi lo frequentano anche nei pomeriggi feriali. Raggiunto Borgo San Dalmazzo si prosegue sulla statale 21, si supera il ponte sulla Stura e si toccano i paesi di Gaiola e Moiola: dopo un paio di chilometri, il giallo edificio della locanda occitana Reino Jano (con punto sosta per camper) preannuncia il bivio a sinistra per Festiona. Lungo la stradina per la borgata ecco il Centro Fondo, attrezzatissimo: bar, ristorante, spogliatoi, docce. Da qui partono diverse piste: verso est la Fontana della Salute (6 km, media difficoltà), verso ovest la facile pista (3,5 o 7 km) che si snoda nella piana vicino al torrente, e l'impegnativa Cinque Borgate, omologata Fisi (5 o 8 km); in verità ora tocca solo tre borgate, ma il fascino è intatto: si scia al margine tra la piana e il versante ombroso della valle, tra radure, castagni secolari e nuclei rurali. Ma non bisogna dimenticare che questa è una pista di allenamento, su cui spesso si tengono gare (opportuno informarsi).
La quota sfiora gli 800 metri, eppure la neve c'è per molti mesi: è sufficiente un'abbondante nevicata all'inizio dell'inverno, poi il clima freddo la preserva a lungo. Unico nemico, il vento tiepido che ogni tanto soffia dal mare; invece alcuni rilievi proteggono la pista dal temibile vento caldo che spira da ovest, cancellando la neve anche a quote superiori.
In teoria sarebbe possibile continuare con gli sci verso Aisone, ma il tracciato viene battuto solo in occasione di alcune gare: dunque si prosegue in auto, ma senza dimenticare una visita di Demonte e dintorni.
In vista del paese ci accolgono due caseifici: l'Imalpi, a sinistra della statale, e quindi il Caseificio Valle Stura, sul lato opposto. Nato nel 1956, rappresenta una delle prime esperienze cooperative in queste valli e offre, oltre a latte e burro, una notevole scelta di ottimi formaggi acquistabili a buon prezzo. Una bella, ma stretta via porticata attraversa Demonte: conviene parcheggiare all'uscita delle case, per poi percorrerla tranquillamente a piedi. Sotto gli antichi portici si susseguono invitanti negozi: la macelleria Spada, con salumi e carni (in particolare di agnello sambucano, la prelibata razza locale), la panetteria Barbero, la salumeria Isoardo, mentre sul lato opposto c'è la pasticceria Agnello... Dalle delizie gastronomiche si potrà poi passare a quelle storiche e paesaggistiche, gironzolando per le viuzze di Demonte, oppure risalendo il solitario vallone dell'Arma, punteggiato di borgate e chiesette: il santuario di Fedio, da cui una stradina in parte asfaltata conduce alla panoramica cappella della Madonna del Pino, e poi - proseguendo lungo il vallone - la borgata San Maurizio, con il campanile su cui è stato dipinto un orologio (segna sempre le ore 11.45), quindi Trinità, con l'immancabile chiesetta, infine San Giacomo (1.312 m), dove termina la strada aperta d'inverno. Con sci da escursionismo o racchette da qui si può proseguire, purché non vi sia rischio di valanghe, lungo la strada estiva che risale la valle (ma il colle di Valcavera, 2.416 metri, è una meta lontanissima, più adatta alla primavera).

 

Aisone e Vinadio
Due possenti campanili romanici, due interessanti centri storici e due centri fondo collegati tra loro, grazie a una bella pista che si snoda nel fondovalle. Unica avvertenza, entrando in Aisone, non seguite il primo cartello che indica le piste (strada stretta); attraversate invece il paese, passando ai piedi del bel campanile medioevale, fino a incontrare il cartello che segnala la fine del centro abitato: qui si stacca a sinistra un comodo accesso al ponte sulla Stura e al Centro Fondo. Abbastanza affollato la domenica (ma meno di Festiona), il centro offre diversi anelli: per i più bravi ci sono la rossa (6 km) e la nera (agonistica, 5 km), ma non si possono comunque perdere le facili piste della piana: 8 chilometri per l'anello in direzione di Demonte, 12 per quello che conduce fin oltre Vinadio. Si scia in un ambiente inconsueto, dove il bianco delle vaste radure contrasta con i toni ocra delle pareti di roccia sul versante solatio della valle. Poi la valle si restringe e appare la possente barriera del forte di Vinadio, fatto costruire tra il 1834 e il 1847 da Carlo Alberto. Qui la pista - forse unica al mondo - penetra per un momento tra i bastioni della fortezza; poi si alza a fianco delle mura e continua nella piana che si apre fino a Pratolungo, dove inizia l'itinerario di ritorno. Ovviamente si può accedere alla pista anche da Vinadio, ma il parcheggio si trova a fianco del forte, in una zona molto fredda: non a caso tra le mura c'è anche una pista di pattinaggio. Meglio dunque sostare lungo la statale, sul piazzale utilizzato d'inverno dai camper, dedicando qualche ora alla visita del centro storico e del settore inferiore del forte di Vinadio (per i più curiosi segnaliamo l'erboristeria Artemy, con ottimi liquori d'erbe).

Bagni di Vinadio e San Bernolfo
Ripreso il veicolo, in breve si raggiunge Pianche, dove si stacca a sinistra la strada che risale lo stretto vallone del Corborant: in 5 chilometri si superano 350 metri di dislivello, uscendo in un piacevole pianoro su cui si affacciano gli stabilimenti termali di Bagni di Vinadio (1300 m). In fondo alla piana c'è il villaggio di Strepeis, dove la famiglia Degioanni gestisce da generazioni un piccolo albergo, a cui ha affiancato una crêperie, il posto tappa GTA, l'area sosta per i camper e alcuni anelli battuti per il fondo, che godono di un buon innevamento grazie alla quota e all'esposizione. Il più interessante è il tracciato che continua lungo la valle fino a Callieri, poi si impenna in una fitta abetaia e dopo una ripida discesa raggiunge un bivio: sulla sinistra continua una larga traccia, utilizzata anche dai pedoni, che sale a San Bernolfo (1.702 m), uno dei più interessanti villaggi delle Alpi occidentali. Gli edifici sono in tronchi di legno a incastro e fino a pochi anni fa avevano i tetti in paglia. Ora sopravvive una sola, malridotta copertura originale, e alcune ristrutturazioni hanno snaturato l'insieme di un villaggio che altrove sarebbe diventato un bene protetto. Unica consolazione il piccolo rifugio, aperto tutto l'anno, che richiama molti visitatori per il pranzo; è raggiungibile anche a piedi, senza racchette, percorrendo la traccia aperta dai gestori.

In discesa occorre un po' di attenzione, poiché l'itinerario pedonale e la pista di fondo si incrociano più volte e spesso si confondono (e qualche viandante calpesta i binari). Ai fondisti esperti e agli escursionisti, questa volta dotati di racchette, Bagni di Vinadio offre un'altra bella gita. Si sale in auto a Besmorello (1.451 m) e, se non vi è rischio di valanghe, si prosegue sulla strada estiva che lungo il vallone dell'Ischiator conduce nella vasta piana del rifugio Migliorero (2.094 m, chiuso), circondata da possenti cime che sfiorano i tremila metri.

Sambuco, Pietraporzio e Pontebernardo
Tornati alla statale di fondovalle, si percorrono alcune gallerie paravalanghe, uscendo in vista delle dolomitiche pareti del monte Bersaio che domina Sambuco, delizioso paese sul versante solatio della valle. Per raggiungerlo, conviene ignorare il primo cartello (strada stretta) e svoltare al bivio successivo, presso l'antica cappella del cimitero. Al secondo tornante c'è una nuova, piccola area di sosta per camper, ultima realizzazione del vulcanico Bartolo Bruna. Erede di una tradizione di ospitalità iniziata nel 1882, ha saputo trasformare l'Osteria della Pace in un accogliente albergo, senza snaturarla e facendone una meta gastronomica prelibata: qui si potrà assaggiare l'agnello sambucano, a cui è dedicato l'ecomuseo allestito nella vicina Pontebernardo.
Ma prima è d'obbligo una sosta a Pietraporzio (1.246 m), sulle nevi che hanno visto Stefania Belmondo muovere i primi passi con gli sci. Difficile pensare che qui vi siano piste: la valle è stretta, il paese rinserrato lungo il torrente, la biglietteria del Centro Fondo Lo Scricciolo quasi invisibile, oltre il fiume (parcheggio). Dopo una salita tra le case, ecco invece la pista forestale innevata che si alza in diagonale ed esce su una strada a mezza costa. Si trascura il ramo per Sambuco e si va in direzione opposta, con panoramico tracciato a saliscendi, fino a un ponte con incrocio: proseguendo diritto si percorre il piacevole anello che raggiunge Pontebernardo, mentre sulla sinistra inizia una lunga e ripida salita. Vera prova di resistenza per i pattinatori, la fatica viene ricompensata appena si raggiunge il Pian della Regina (1.557 m). La deliziosa conca, racchiusa tra scoscese pareti, offre un buon innevamento anche nelle annate peggiori: non a caso sul minuscolo pendio è stata tracciata una pista molto tecnica di 4 chilometri, con innumerevoli svolte e saliscendi, ideale per gli allenamenti di Stefania e dei migliori fondisti.
Purtroppo anche qui c'è chi cammina a piedi sulle tracce. Un vero peccato, anche perché poco distante c'è una bellissima gita per racchette e sci da escursionismo. Si parte da Pontebernardo (1.312 m) seguendo la stradina che si stacca a monte della statale (cartello "Murenz"), di fronte alla pensione Le Barricate, e dopo due svolte si entra nel vallone di Pontebernardo; ad un tornante si trascura il ramo che va diritto, per salire ancora a svolte fino a un bivio: a destra i più pigri possono raggiungere subito Murenz, ma se non c'è rischio di valanghe conviene continuare lungo la valle. Attraversato un ponte, due zigzag preannunciano il tratto finale, che richiede neve sicura: si taglia infatti un ripido pendio e si esce nella piana dei Prati del Vallone, forse la più spettacolare della valle.

Ai piedi di imponenti pareti si può arrivare fino alle grange (1.712 m), presso cui vi è il rifugio Talarico. Sulla via del ritorno è consigliabile una digressione a Murenz, seguendo la strada che in diagonale taglia il ripido pendio: la minuscola borgata (1.567 m) è situata su un panoramico costone, proprio di fronte all'imponente parete di roccia che sbarra la valle nella gola delle Barricate. D'obbligo una sosta a fondovalle, utilizzando l'area per camper in allestimento a Pontebernardo: c'è l'Ecomuseo della Pastorizia (vedi testo collaterale). L'Oste d'Oc di Pietraporzio è una meta classica per la merenda sinoira (simpatica tradizione pomeridiana, a base di formaggi, salumi e vino) e rivaleggia con Le Barricate per le cene.

Il colle della Maddalena e Larche
Subito dopo Pontebernardo la vecchia statale si inoltrava nella spettacolare gola delle Barricate, mentre oggi una galleria dà accesso alla parte superiore della valle. Qui il paesaggio cambia per l'ennesima volta. Siamo in un ambiente più aperto, tra ampi pianori purtroppo deturpati da condomini e tristi edifici mai finiti, frutto di speculazioni non riuscite. Poi, superato l'antico nucleo di Bersezio, ecco gli impianti di risalita dell'Argentera: rimasti chiusi per diversi anni, sono stati recentemente riaperti e offrono 30 chilometri di piste ben innevate, tra i 2.500 metri dell'Andelplan e i 1.650 del fondovalle. Superato l'antico nucleo di Argentera (1.684 m), la strada si alza con una lunga serie di tornanti (attenzione all'incrocio con i camion) e raggiunge il vasto ripiano con il lago (gelato) e il colle della Maddalena (1.996 m). Iniziata la discesa sul versante francese, presso un ponticello c'è uno slargo dove in stagione avanzata si parcheggia per accedere al Vallon du Lauzanier: è sufficiente seguire lo stradello che scende verso ovest, supera un rio e scavalca un costone, dando accesso allo spettacolare vallone. Ma d'inverno bisogna scendere a Larche (1.680 m) per acquistare il pass delle piste: il Centro Fondo si trova all'inizio del paese, presso l'Auberge du Lauzanier. Solo una pista lambisce il paese, dove antiche baite si alternano agli edifici ricostruiti dopo i cannoneggiamenti italiani della seconda guerra mondiale. Le altre piste attraversano il campeggio estivo, e ritornano verso il paese con anelli di diversa lunghezza: il più breve (1,6 km) è la Piste Découverte, scandita da 13 pannelli che illustrano la natura invernale. La più lunga e impegnativa è Le Lauzanier (14 km) che risale la valle tra boschi e radure, e con 300 metri di dislivello raggiunge lo splendido vallone. Riserva naturale all'interno del Parc National du Mercantour, il Lauzanier si allunga, vasto e pianeggiante, a 2.000 metri di quota, offrendo un terreno ideale per lo sci da fondo. Qui la pista, facilissima, si snoda lungo le anse del torrente fin dove la valle si restringe: con neve sicura si può procedere oltre, in neve fresca, fino al ripiano successivo, ma la salita verso il Lac du Lauzanier è un itinerario più adatto alle racchette e allo scialpinismo. Molto meglio effettuare altri giri sull'anello di 3,5 chilometri della piana, prima di affrontare le ripide discese (stile otto volante) che riportano a Larche; i principianti invece potranno farsi recuperare presso il colle della Maddalena, prima di rientrare in Italia.