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Abruzzo: Le vie della transumanza
Ripercorrere i "tratturi", lunghe vie d'erba che collegavano l'Abruzzo montano con il Tavoliere di Puglia, è come fare un viaggio nel passato e nelle tradizioni delle genti d'Abruzzo.
Settembre,
andiamo…Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi…E vanno pel
tratturo antico al piano…Così Gabriele D'Annunzio
ricorda con versi nostalgici i pastori d'Abruzzo che percorrevano le vie erbose
che conducevano alla pianura: i tratturi.
Erano grandi vie battute dagli armenti nelle loro trasmigrazioni periodiche
primaverili e autunnali. Nell’Abruzzo interno, i prati stabili erano
scarsissimi, così pure quelli destinati alla coltura delle foreggere.
L’impossibilità di immagazzinare molto foraggio secco o di sopportare
l’alto costo dell’importazione, rese necessario, con l’aggiunta di altre
motivazioni, il vasto esercizio della pastorizia transumante.
Greggi numerose scendevano dalle pendici dei monti o attraversavano i grandi e
solenni altipiani, circondate da rumorose mute di cani. Sulle alte spianate,
incollate alla roccia nuda, spesso si addossavano l’uno all’altro ricoveri
in pietra costruiti a secco, necessari a stivare foraggio e al riparo di pastori
e animali. Alti anche molti metri con un piano rialzato e circondati dai
"chiusi", rozzi recinti, vi si radunavano, durante le notti non troppo
fredde o in qualche ora del giorno, le greggi. Su tutto lo sguardo fermo di
figure solenni e jeratiche, di quei "pecorari" che l’arte di
Gabriele D’Annunzio e di Francesco Paolo Michetti ci hanno fatto conoscere.
Lungo le vie erbose nascevano, discosta dai centri abitati, chiese silenziose,
circondate di verde; appena un sentiero le collegava ai "bracci" del
tratturo, all’interno dei semplici portali in pietra Madonne consolatrici e
Santi patroni.
Sulle pareti meridionali, aperti alla calda luce del mezzogiorno, porticati
spaziosi offrivano ricovero alle pecore e, ai pastori, conforto al corpo e
all’anima. Furono romane le prime tractoria altre, invece, tracciate nel
Medioevo, ma i precisi interventi e le prime norme legislative risalgono alla
dominazione aragonese.
I tratturi allacciavano le montagne d’Abruzzo alla pianura del Tavoliere di
Puglia.
Erano utilizzati per il pascolo ala soste (riposi), di cui le greggi usufruivano
due volte all’anno. In maggio per risalire dalla Puglia, già arsa e priva di
erbe, alle montagne abruzzesi, ricche di verde e di boschi e in ottobre, per
ridiscendere dai monti già coperti di neve alle calde e ricche pianure
pugliesi, in particolare a Foggia, "la dogana della mena delle
pecore".
Fu dunque un bisogno economico e sociale a determinare la nascita e la lunga
esistenza delle vie armentizie.
Larghe da un massimo di 111 m ad un minimo di 18,50 m (tratturi, tratturelli,
bracci), erano lunghi fino a 250 km; l’inizio era sempre segnato da un masso
ben visibile tra l’erba: "il titolo", uno è ancora lì, nei pressi
di Pescasseroli e segna l’inizio del tratturo che portava a Candela, in
Puglia: un monumento muto, spoglio e schivo ad una immensa riserva di storia e
tradizione.