GITE / VIAGGI

Qui si mangia da dio

   

E si riposa, si ritrova se stessi, ci si ritempra. Nei conventi d’Italia. Con il silenzio, la meditazione e la buona tavola

 

Da qualche tempo una scelta radicale appassiona un numero crescente di viaggiatori.
Monasteri e certose, eremi e abbazie sostituiscono gli hotel a quattro e cinque stelle.
Alcuni giorni in cella ( nel senso di cameretta conventuale) e poi di nuovo a peccare in città.
Come diceva Giuseppe De Santis, “non c’è pace tra gli ulivi”. Non ci si improvvisa fraticelli.

Tuttavia queste oasi di spiritualità possono diventare una metà per le vacanze se solo si ha l’umiltà di rinunciare a certe comodità. Non esistono regolamenti scritti, né alcun frate obbligherà mai gli ospiti a osservare le regole dell’ordine.
Esiste un implicito codice di comportamento che prevede il rispetto del silenzio e degli orari.

Ma com’è l’impatto con un mondo chiuso e riservato come quello dei conventi?
Superato il portone d’ingresso si viene circondati da una premurosa alacrità, da volti sereni e sorridenti, da sapori e odori di prelibatezze che arrivano dallo stesso forno in cui venivano preparate le ostie. Si viene accolti in austeri saloni, a volte disadorni e per questo suggestivi.
La tavola potrà essere in legno antico, fiancheggiata da panche, oppure in laminato, ma sempre coperta da una candida tovaglia profumata di lavanda.

Lo stesso cibo, preparato e consumato tra le mura di un convento, ha tutto un altro sapore rispetto a quello inghiottito in fretta tra le tensioni del mondo.
Immersi nella penombra e nel silenzio, ci si sorprende a centellinare un bicchiere di vino, adeguandosi ai ritmi di un’antica contemplazione.

Le ricette sono semplici e quasi sempre si ispirano alle specialità tipiche della zona.
Come quelle dei frati dell’abbazia di Praglia, sui colli Euganei, in provincia di Padova.
Molto cara al Fogazzaro, che vi ammirava il laboratorio di restauro dei libri antichi, comprende una cappella segnalata come esempio di rinascimento veneziano e un grande refettorio con 65 stalli barocchi.

Sull’Appennino toscano c’è l’imbarazzo della scelta. La famosa abbazia di Vallombrosa è dominata da un campanile del 1200 e da una torre quattrocentesca. La ribollita del priore non manca mai, come i primi piatti ai funghi, i dolci e i distillati di frutti di bosco. Dopo pranzo ci si può sgranchire el gambe percorrendo i sentieri nei dintorni dell’abbazia, circondata da abeti bianchi e rossi alti fino a 35 metri.

Informazioni: Abbazia di Praglia - Bresseo di Teolo (Padova) tel.0499999300
Abbazia di Vallombrosa - Reggello ( Firenze) tel.055862251