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PIANOSA - LŽisola ritrovata
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Gia durante la navigazione che dallŽisola dŽElba ci porta a
Pianosa capisco come mai i Romani chiamarono lŽisola "planasia
". UnŽisola con una superficie di 10 km2 interamente
pianeggiante (la parte più alta non supera i 29 mt slm) con un
perimetro costiero di 26 km.
Passeggiando per il paese deserto provo a immaginare come si
viveva qui un tempo quando lŽisola era una colonia agricola
penale e in epoche più recenti quando un carcere di massima
sicurezza impediva a quasi noi tutti di visitarla.
Raggiungo il muro del carcere che divideva i prigionieri dai
civili e comincio a girellare.
Da quando il carcere è stato chiuso la natura lentamente si è
riappropriata del territorio. Le distese di fioriture basse
battute dal vento, le vecchie coltivazioni della colonia agricola,
le decine di uccelli migratori e stanziali, i muretti a secco
lungo le strade e le vecchie strutture carcerarie rendono unica la
visita di oggi.
LŽisola è ricchissima di storia, ancora oggi testimonianze
romane sono ben visibili a Cala Giovanna, dove si trovano i resti
della villa del primo esiliato di Pianosa, Agrippa Postumo, nipote
di Augusto Ottaviano.
Devastata dai pirati, presa e persa dai turchi in perenne
contrasto con i pisani e genovesi divenne in seguito, nel corso
del 1700 terreno sfruttato dagli elbani, fin quando nel 1814
Napoleone cercò di riorganizzare lŽisola da un punto di vista
agricolo e dopo vari tentativi andati tutti in fallimento il
Demanio nel 1858 decise di creare la "Colonia penale agricola
di Pianosa".
Nel 1996 Pianosa entra nel Parco Nazionale dellŽArcipelago
Toscano fin quando le carceri nel 1998 vengono definitivamente
chiuse.
Adesso è aperta a tutti noi. Ogni giorno vengono organizzate
delle escursioni con partenza dallŽElba.
La linea guida scelta dal parco con lŽultima delibera permette di
visitare lŽisola sempre accompagnati da guide in escursioni a
piedi, in bicicletta e in kayak da mare.
LŽisola ritrovata vi aspetta!!!