GITE / VIAGGI

BEATA L'ULTIMO

 

Esclusa per secoli dal mondo esterno, la Valle d’Ultimo si presenta come un’oasi. Bella da commuovere, e ospitale, non è però una meta facilmente accessibile a camper e caravan.

La Valle d’Ultimo (Ultental) se ne sta appartata tra la Val Venosta e la Val di Sole come se non ci fosse, chiusa al vertice dal gruppo dell’Ortles e al fondovalle dalle impenetrabili gole del Rio Valsura. Per giunta, la strada carrabile che aggira il canyon salendoci sopra è stata tracciata solo agli inizi del Novecento, al posto della tortuosa mulattiera che per secoli ha tenuto la valle lontana dai traffici lungo l’Adige. Dunque arrivarci fa un certo effetto, come di un premio a sorpresa.

Ma il tempo non si è fermato neppure qui. Né si può definirla una “valle incantata”, cioè irreale. È piuttosto un’oasi alpina dove convivono intelligentemente civiltà montanara e comodità tecnologiche, amore per la terra e nuove professioni. Qui, insomma, l’industria potenzialmente distruttiva del turismo non ha (ancora) soppiantato l’economia dei pascoli e della foresta. La vita del maso si è complicata con qualche lavoro pendolare a Merano, e con l’offerta stagionale di posti letto; ma non è (ancora) passata nelle sale dei musei contadini. Tant’è vero che l’unica, piccola collezione di arte materiale (si trova nel borgo di San Nicolò) sfigura al paragone con gli agglomerati tradizionali di abitazioni, stalle e fienili tuttora efficienti e sparsi fin oltre i 1.800 metri. Basterebbe questo, senza contare la scandalosa bellezza di certi paesaggi, a motivare un soggiorno.

Ma mentre per chi frequenta pensioni e case d’affitto c’è solo l’imbarazzo di scegliere l’alloggio, per chi viaggia con il proprio abitacolo gli ostacoli non mancano: carreggiate a tratti molto strette; pendenze a tratti proibitive e, soprattutto, carenza di parcheggi (nessun divieto in compenso). Ancora una volta i veicoli più compatti sono avvantaggiati; ma non va dimenticata la soluzione strategica offerta dai campeggi di Lana, la cittadina di partenza sulla piana dell’Adige, dove è possibile lasciare camper, caravan o tenda e organizzare escursioni giornaliere anche con i mezzi pubblici.

Noi, ad ogni buon conto, abbiamo “osato” con un furgonato da 5 metri; ma dopo Ferragosto e per soli quattro giorni.

 

Acqua e legno

Partendo da Lana, come detto, la strada entra nella valle dal piano superiore, più o meno alla quota media dei centri abitati, che fanno capo allo stesso comune di Ultimo: San Pancrazio, Santa Valburga (il più popoloso, sede dell’Associazione Turistica), San Nicolò e infine Santa Gertrude, ormai alla testa della valle e ai piedi dell’incombente Cevedale. Il breve tragitto, circa 30 chilometri in tutto, lascia ugualmente percepire l’importanza degli elementi ambientali più caratteristici: l’acqua e il legno.

La prima è così abbondante da aver suggerito negli anni Cinquanta un imponente progetto di sfruttamento idroelettrico: con la creazione di diversi invasi artificiali, alcuni dei quali in alta quota. L’altro, il legno, presente ovunque e in ogni forma, nelle estese foreste di larice, nelle frequenti pile di tronchi e segherie, nelle staccionate, continua a essere il più diffuso materiale da costruzione.

Proprio accanto a una segheria di Santa Gertrude la strada entra nel Parco Nazionale dello Stelvio: inerpicandosi per altri 6 chilometri ai 1.872 metri del lago Fontana Bianca. Si mantiene asfaltata, ma presto si restringe a una corsia e affronta passaggi da vertigine; la sconsigliamo ai v.r. anche perché molte auto sono attratte lassù da un rinomato ristorante, dalla passeggiata “digestiva” intorno al lago e da alcuni bei percorsi segnalati verso le cime del parco (il più facile, 3 ore a/r, porta al Lago Verde e al Rifugio Canziani a quota 2.529).

Chi non vuole rinunciare al trekking d’altura, può fermarsi in paese (piccolo parcheggio sotto la parrocchiale, accanto alla scuola) e servirsi di un taxi navetta. Chi come noi cerca invece emozioni meno forti, torni un poco indietro e si sistemi a San Nicolò, in uno dei rari slarghi utili della valle, presso un campetto di calcio (un altro paio di slarghi si trovano proseguendo: vicino al torrente, dove solitamente si allestisce un campo scout, e più avanti, in corrispondenza di un bar-ristorante sulla riva del lago di Zoccolo).

 

Due facili escursioni

La prima passeggiata da fare sostando a San Nicolò è un’immersione nel genius loci. Si sale per un tratto lungo la strada comunale e poi per sentiero tra i campi, fino alla panoramica chiesetta di San Maurizio (St. Moritz): passando da un maso all’altro, intrattenendosi con gli ospitali abitanti (ma solo i giovani parlano italiano perché lo studiano a scuola), ammirando stupendi manufatti, beandosi della vista sempre più ampia. Sono un paio d’ore appassionanti e 400 metri di dislivello (solo andata), con ristoro finale presso l’antica Gasthof adiacente alla chiesetta (tel. 0473 790180) e con scoperta proprio li davanti, al termine della strada asfaltata, di un nuovo punto di sosta, ideale per affrontare la seconda escursione: altri 600 metri di dislivello fino ai 2.249 del lago artificiale di Quadra.

Dopo un pernottamento libero da manuale, ci si avvia per una mulattiera che pianeggia nel bosco, alta sulla valletta laterale e sulla strada asfaltata che dal lago di Zoccolo conduce a un’ampia zona prativa, attrezzata per picnic e raduni (parcheggi di fortuna). Da qui, dove confluisce dopo circa un’ora il nostro stesso percorso, e la strada diventa privata, il sentiero s’innalza decisamente: ancora tra i larici fino alla malga Kuppelwieser (possibile ristoro), e quindi su petraia fino alla diga e al bacino idrico. C’è chi continua ad arrampicarsi verso i 3.257 metri dell’Orecchia di Lepre. Ma noi torniamo indietro con qualche variante di percorso; e dopo circa sette ore (in tutto) riguadagnamo l’abbraccio del camper.

 

Buono a sapersi

INFORMAZIONI La prima cosa da fare è documentarsi presso la sede dell’Associazione Turistica Ultimo a Santa Valburga (tel. 0473 795387, fax 0473 795049), dove si può acquistare anche l’ottima mappa dei sentieri in scala 1/25.000 della Tabacco. D’estate vengono proposte numerose visite guidate a tema: tra i laghi del Parco Nazionale dello Stelvio; tra i masi tradizionali; per assistere alla preparazione del formaggio sugli alpeggi.

ACQUISTI Tra gli opuscoli gratuiti forniti dall’Associazione Turistica uno riporta gli indirizzi degli artigiani della valle: un buon metodo per conoscere il territorio è andarli a trovare. Si raccomandano in particolare: il laboratorio di erboristeria e filatura della lana della famiglia Schwienbacher a Santa Valburga (vi si tengono anche seminari sulle tecniche tradizionali di coloritura; tel. 0473 795386) e la falegnameria del giovane tornitore e scultore Erhard Oberof, nei masi sopra San Nicolò (tel. 0473 790330).

DOVE SOSTARE Anche nelle situazioni citate nel testo la sosta libera rimane problematica per tutti i v.r. ingombranti. Da notare, inoltre, che per raggiungere il parcheggio di St. Moritz occorre superare un buon tratto di strada al 12% di pendenza.

CAMPEGGI Nella valle non esistono campeggi, ma rimediano egregiamente i due di Lana: Arquin (stagionale, tel. 0473 561187) e Schlosshof (annuale, tel. 0473 561469); a questi se ne aggiungono altri due nella vicina frazione collinare di Foiana: Lido (stagionale, tel. 0473 568138) e Vollan (stagionale, tel. 0473 588056). Sostando a Lana è da raccomandare un’escursione al Monte San Vigilio, un panoramico complesso di radure dove si può salire si a piedi (circa 2 ore) che in funivia (buon parcheggio).