CARBURANTI BIODIESEL - OLIO DI COLZA
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(ARTICOLO
TRATTO DAL SITO DELLA SOCIETA’ AUTOSTRADE)
Sotto
la spinta dell'emergenza smog, recentemente la notizia che i motori diesel
possono tranquillamente "girare" alimentati con l'olio di colza, ha
fatto il giro delle redazioni dei giornali. Puntualmente sono fioccati gli
articoli e con l'eco di stampa anche le polemiche. Ora molti automobilisti
dieselizzati si pongono la domanda: olio di colza/biodiesel si o no? "Con
il biodiesel ottenuto da coltivazioni come il colza e il girasole è possibile
ridurre dell'80 per cento le emissioni di idrocarburi e policiclici aromatici e
del 50 per cento quelli di particolato e polveri sottili, principali
responsabili dello smog in città".
E'
quanto ha affermato alle agenzie di stampa quindici giorni fa la Coldiretti, in
riferimento alla notizia che in Trentino nei supermercati l'olio di colza da
cucina è quasi introvabile perchè gli automobilisti lo usano come carburante
nelle vetture diesel. Se da una parte è una pratica illegale - ha precisato la
Coldiretti - perchè vengono evase le accise fissate dal fisco, dall'altra,
l'aumento record del prezzo del petrolio aumenta la competitività economica dei
combustibili ecologici nei confronti dei derivati del greggio, che nel caso del
biodiesel contribuiscono anche al raggiungimento degli obiettivi del protocollo
di Kyoto con la riduzione di circa 2,5 chilogrammi di anidride carbonica per
ogni chilogrammo utilizzato. A differenza dell'olio di colza per uso alimentare
venduto nei supermercati che, oltre ad avere problemi di 'odore', potrebbe anche
causare problemi alle autovetture, il biodiesel - sottolinea la Col diretti -
deriva dall'esterificazione degli oli vegetali ottenuti da colture come il colza
e il girasole ed è molto diffuso in Paesi come la Francia dove il 50% dei un
proprietari di auto diesel usa il gasolio ecologico, sette raffinerie su tredici
incorporano il biodiesel nel gasolio in percentuale e oltre trenta gruppi
industriali utilizzano veicoli con biodiesel. In Francia - prosegue la
Coldiretti - il premier Raffarin ha annunciato di voler triplicare nei prossimi
tre anni il contingente defiscalizzato. Un obiettivo che deve perseguire anche
l'Italia dove si stima che – prosegue la Coldiretti – si dovrebbe prevedere
nel 2010 un consumo di 800.000 tonnellate annue di biodiesel secondo la
Direttiva 30/2003 emanata dall'Unione Europea che prevede una sostituzione
progressiva dal 2 al 5,75 % del totale consumo di carburante con biocarburanti.
Un traguardo che - sottolinea la Coldiretti - e' possibile raggiungere solo se
verrà raddoppiato ad almeno 400.000 tonnellate l'anno il contingente annuo di
biodiesel in esenzione di accisa fissato dalla legge finanziaria a 200.000
tonnellate.
La tecnica.
Il
rendimento termodinamico di un nuovo turbodiesel è piuttosto elevato. La
potenza non viene fuori dal nulla e a parità di aumento di potenza e coppia, c'è
un relativo aumento dei consumi. Per risparmiare molti automobilisti,
soprattutto nel Nordest, si sono organizzati con la versione base del biodiesel:
l'olio di colza. Confondendo anche i due prodotti che hanno specifiche chimiche
e rese termodinamiche molto diverse tra loro. L'uso dell'olio di colza può
procurare secondo qualche tecnico seri danni al motore. Cerchiamo di vederci
chiaro. L'olio di colza è un olio vegetale, ottenuto mediante la spremitura dei
semi di colza, una pianta annuale dai fiori gialli, simile al girasole ma più
bassa. In passato era utilizzato dall'industria chimica come base per i saponi e
attualmente è impiegato ai fini alimentari. In Italia l'olio di colza viene
utilizzato nel settore alimentare (industria e grande ristorazione). L'acquisto
al dettaglio è quasi inesistente, si può trovare nei discount e negli
ipermercati. Il prezzo è molto contenuto: circa 65 cent. al litro. Il biodiesel
invece è un combustibile vero e proprio, ottenuto con un vero e proprio
processo di raffinazione. L'olio vegetale, nella produzione del biodiesel,
sostituisce il petrolio e facendolo reagire con metanolo in una reazione chimica
chiamata transesterificazione. Il processo è necessario per ridurre la viscosità
dell'olio vegetale a un decimo rispetto al prodotto grezzo avvicinandola,
quindi, a quella del gasolio e, non ultimo, ad aumentarne il numero di cetano di
circa quindici grandezze, portando anche questo a livelli accettabili per la
combustione in motori a ciclo diesel veloci. Il biodiesel è più viscoso del
gasolio , meno stabile all'ossidazione e ha punti di intorbidimento e
scorrimento meno favorevoli, con il variare della temperatura. Il vantaggio
ecologico dell'utilizzo di biodiesel consiste nelle emissioni di anidride
carbonica, che praticamente si annullano visto che, tra raffinazione e
combustione, viene immessa nell'atmosfera pressappoco la stessa quantità di CO2
sottratta dalle piante usate per la produzione, durante il loro ciclo vitale. La
produzione del biodiesel è minima e quindi oggi il costo è circa il doppio di
quello del gasolio. In alcuni Stati della UE, è commercializzato miscelato in
minime quantità al gasolio tradizionale, cosa che nel nostro Paese avverrà
entro il 2010.
I
motori
La
maggior parte dei costruttori di motori diesel sconsiglia l'uso puro del
biodiesel (pur con le corrette specifiche UNI e DIN) per autotrazione, senza
opportune modifiche tecniche. Fanno eccezione Volkswagen - non per i motori
importati in Italia - e Iveco - limitatamente a miscele con massimo il 30% di
biodiesel e solo per propulsori non alimentati con sistema commonrail. I motivi:
il biodiesel, seppur ben carburato dai propulsori, intacca i polimeri dei
materiali utilizzati per tubazioni e guarnizioni, procurando danni all'impianto
di alimentazione. Allo stesso modo, se utilizzato su auto con motori non
predisposti potrebbero sorgere problemi alla pompa di iniezione, visto che le
pompe sono lubrificate dal combustibile e richiedono, quindi, che abbia la
viscosità del gasolio. I moderni turbodiesel l'impianto di alimentazione che
lavora a pressioni elevatissime, con tolleranze di micron tra le parti in
movimento di pompa ed iniettori. Per questo la condensa nel filtro, nei diesel
della vecchia generazione era un piccolo problema, invece nei diesel più
moderni è un problema che, se trascurato, può diventare serio. Il fatto che un
motore a gasolio sia in grado di bruciare olio di colza, non è certamente la
garanzia che sia un combustibile adatto al motore e ai suoi organi meccanici.
I
miscugli fai da te sono pericolosi e dannosi. L'olio di colza brucia, ma è
troppo viscoso. Nel serbatoio di un vecchio diesel anni '70 non crea problemi,
invece nel motore di qualche nuova "cdi" può fare danni dopo pochi
chilometri. C'è chi usa l'olio di colza da tempo, e giura di aver fatto
moltissimi chilometri senza avere avuto complicazioni (solo puzza di fritto allo
scarico).
Pur
non dubitando delle dichiarazioni, è meglio non scherzare con le migliaia di
euro che può costare un intervento tecnico su un motore diesel.