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In questa raccolta di poesie scritte in dialetto ronconese la difficoltà maggiore è stata la stesura di esse. Mettere per iscritto ciò che solitamente viene trasmesso oralmente ha comportato la scelta di alcune regole da seguire per la realizzazione di questa raccolta. Nelle righe seguenti vengono indicate le tipologie fonetiche scelte, riferite alla pronuncia e da tener conto nella lettura per una più semplice comprensione del testo.

Infine ci scusiamo a priori per eventuali errori riscontrati, sia di fonetica che di trascrizione, sperando nella benevola comprensione del lettore.

Per le vocali le regole da seguire sono queste:

‘è’ ‘é’

indica che occorre pronunciare la ‘e’ con accento chiuso o aperto

(es. malé = malati; sèghita = continua)

 

‘ò’ ‘ó’

indica che occorre pronunciare la ‘o’ con accento chiuso o aperto

(es. òrt = orto; tópe = zolle)

 

‘ö’

indica che occorre pronunciare la ‘o’ con inflessione fra la ‘o’ e

la ‘e’ (es. öcc = occhi)

 

‘i-è’ ‘è-i’

indica che le due lettere devono essere pronunciate staccate

(es. i-è = essi sono; la mè-i costada = mi è costata)

 

Solitamente, il dialetto viene scritto senza l’utilizzazione di consonanti doppie, ma per comprendere meglio l’inflessione da seguire in pronuncia durante la lettura, sono stati usati questi accorgimenti:

‘c’

indica che al termine, la parola deve essere pronunciata con la

‘c’ ‘dura’ (es. poc = poco )

 

‘cc’

indica che al termine, la parola deve essere pronunciata con la

‘c’ ‘dolce (es. décc = denti)

 

s

indica che la lettera, all’interno a all’inizio di una parola, deve

essere pronunciata in maniera ‘dolce’ (es. oséi = uccelli; su = sotto)

 

‘ss’

indica che le lettere devono essere pronunciate in maniera

marcata (es.: nossa = nostra; massa = troppo; ‘mprèsa = in fretta;

passa = passa "forma verbale di passare"; mèssa = messa

"forma verbale di mettere"; assé = abbastanza; cossì = così)

 

‘s-c’

indica che le due lettere devono essere pronunciate staccate

(es. s-ciòp = schioppo)